Pilosella, il super drenante naturale

giovedì 9 aprile 2015

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In gocce o capsule, facilita l’eliminazione di liquidi e tossine, ma è molto utile anche per contrastare la cellulite e la ritenzione di vecchia data.


Un’erba conosciuta da molti secoli

Si tratta è un’erba amara dai caratteristici fiori gialli presente soprattutto nelle zone montane in tutta Europa, segnalata per la prima volta da Santa Hildegarda di Bingen già nel XII secolo come tonico del cuore e diuretico.

Depura i reni e disintossica il fegato

La parte utilizzata è la pianta intera (e possibilmente fresca). Con essa si produce principalmente la Tintura Madre, ma anche l’estratto fluido, l’estratto secco, i decotti e le tisane sono spesso utilizzati per sfruttare le sue proprietà. L’attività principale della Pilosella è diuretica e drenante renale, quindi ideale per combattere la ritenzione idrica e favorire l’eliminazione delle tossine anche in concomitanza di un eventuale sovrappeso (tipico in questa stagione) e di cellulite. In più, esercita anche un’attività antisettica urinaria esplicata da sostanze di tipo cumarinico. Grazie alla presenza di flavonoidi, riduce gli acidi urici, il cui aumento è legato a molti disordini alimentari (come l’abuso di carne). Stimola la produzione e il flusso di bile, potenziando così il lavoro detossificante del fegato.

In gocce o capsule, ecco gli abbinamenti ideali

Gli estratti più comuni della pilosella sono la Tintura Madre (30 gocce 3 volte al dì), l’estratto fluido (3/5 grammi al dì) e l’estratto secco titolato in capsule da 50-100 mg (1-3 cps al dì). La Pilosella si presta ad associazioni che sfruttano importanti sinergie per il nostro organismo. Per potenziare l’azione diuretica abbinatela con Ortosiphon e Gramigna (30 gocce di ogni pianta, anche nello stesso bicchiere). L’eliminazione di tossine e di acido urico è invece favorita dall’associazione con Linfa di Betulla macerato glicerico (50 gocce 2 volte al dì, alternate con la TM di Pilosella). Se vogliamo invece concentrarci sul fegato, sicuramente possiamo scegliere l’abbinamento con il Tarassaco e il Carciofo: preparate una miscela in parti uguali e prendetene 30 gocce tre volte al di. Per riavviare il metabolismo, utilizzate un abbinamento di estratti secchi di Pilosella e Gambo d’ananas in capsule da 50-100 mg (2 volte al dì).
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Superdifese con la noce moscata

martedì 24 febbraio 2015

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Questa spezia di origine indonesiana sollecita le difese e apporta benefici anche all’intestino, con un’azione antinfiammatoria su tutto il corpo.


La Myristica fragrans è un albero tropicale i cui frutti simili alle albicocche, una volta maturi, si spaccano in due svelando al loro interno una noce purpurea da cui si estrae l’olio essenziale di noce moscata. Esportata dagli arabi e originaria delle isole Molucche e dell’Indonesia, questa spezia fu motivo di conflitti in Occidente ove le principali potenze cercarono di aggiudicarsene il monopolio; il suo aroma esotico e inebriante conquistò anche Paracelso che, in epoca barocca, se ne servì per creare il cosiddetto “balsamo nervale”, un unguento usato contro l’astenia fisica. La noce moscata, che oggi viene largamente impiegata in ambito culinario , è in realtà anche una pianta “medicinale”, dalle notevoli proprietà stimolanti, carminative, sedative e immunostimolanti. Per questo può essere una valida risorsa curativa soprattutto a febbraio, quando l’organismo spesso si ritrova “scarico” di difese e pieno di metaboliti e tossine accumulati durante la lunga pausa invernale: il consiglio è di aggiungerla come condimento sui cibi dolci e salati, grattugiandola al momento. Ma anche l’olio estratto dalla noce moscata può essere un valido supporto grazie alle sue proprietà: diffuso negli ambienti combatte le infezioni delle vie aeree e versato sulla spugna (2 gocce), sotto la doccia riattiva le difese della pelle e dissolve anche i dolori ossei tipici dell’influenza.

Combatte i virus gastrointestinali
Le virtù terapeutiche della noce moscata agiscono in modo positivo anche su tutto l’apparato gastrointestinale, che spesso viene coinvolto dal contagio virale: un pizzico di spezia stimola la digestione ma calma anche nausea e vomito, apportando benefici in caso di infezioni dell’apparato digerente. In questi casi si consiglia anche di aggiungere una grattugiata di noce moscata allo yogurt naturale del mattino, in modo da fare scorta sia di probiotici che di sostanze disinfettanti. Bisogna, però, usare questa spezia con parsimonia, non eccedendo con le dosi poiché potrebbe risultare eccessivamente stimolante per il sistema nervoso.

Con “lei” prepari un infuso antivirale
Le proprietà carminative della noce moscata si rivelano utili nei casi di fermentazione intestinale e patologie virali che coinvolgono il tratto digerente. In questi casi si usa come infuso. Aggiungi una spolverata di noce moscata appena grattugiata a un cucchiaino di menta piperita (foglie essiccate) e uno di radice di zenzero grattugiata; lascia in infusione 5 minuti, filtra e bevi.

Utile anche per il massaggio
Quando stanchezza, rigidità e affaticamento muscolare ti espongono a strappi e indolenzimento dei tessuti, un massaggio con olio essenziale di noce moscata può tonificare i tuoi muscoli arrecandoti sollievo. Versa 8 gocce del suo olio a in 250 ml di olio di arnica e friziona le zone dolenti effettuando un massaggio circolare due volte al dì.
- from: Riza.it -

Leggere

sabato 3 gennaio 2015

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In nome del padre e della madre. Il legame archetipico tra famiglia e malattia.


Che cos'è la malattia e perché si scatena?

La nuova medicina di Hamer ne ha descritto il decorso e l’innesco dal punto di vista biologico, ma l’essere umano non è solo biologia: è anche e soprattutto psiche. La malattia è sicuramente la soluzione biologica di un conflitto psichico, come afferma la nuova medicina, però essa prende il sopravvento solo quando non possiamo attingere a ciò che ha fondato l’umanità, a ciò che l’ha differenziata per sempre dall'animale esclusivamente biologico che era stata fino ad allora. Sono infatti lo psichismo, la cultura e la creatività a contraddistinguere l’essere umano rispetto a tutte le altre specie.

Insieme alla biologia e a tutto il suo repertorio di soluzioni, la trasmissione ereditaria consegna anche questa tappa fondamentale dell’evoluzione – la scoperta della psiche – perché è stata la più vincente e significativa del nostro percorso. Insieme all'archetipo biologico, dunque, la vita trasmette anche l’archetipo psichico.
Questa risorsa fondamentale viene spesso offuscata o repressa dal modello genealogico che ogni famiglia trasmette ai suoi membri nel susseguirsi delle generazioni.

L’archetipo psichico diventa così un anelito a cui si tende per la propria realizzazione e autenticità, impedite dalla fedeltà inconscia al modello psicogenealogico. Ciò innesca una lotta interiore che deve necessariamente trovare una soluzione: di ciò si incarica quella parte di noi che ha più storia e repertorio di soluzioni alle spalle, la biologia, che interviene però con i suoi mezzi e secondo le sue proprie ragioni – come ha ben dimostrato la nuova medicina. Quello che fa pendere la bilancia da una parte o dall'altra è il sistema familiare, che detta obblighi e divieti di base: l’obbligo di essere una donna o un uomo in un certo particolare modo; il divieto di essere quello che siamo. Questo codice di legge familiare nega e offusca l’autenticità, che altro non è se non la libera espressione dell’archetipo psico-antropologico, che ci costituisce tanto quanto quello biologico. La malattia è dunque il ricorso forzato alla biologia in carenza di archetipo psichico, a causa di una fedeltà inconscia al modello psicogenealogico trasmesso dalla famiglia.

In nome del padre e della madre – Il legame archetipico tra famiglia e malattia indaga ed esplicita tutto questo percorso:

volume I: L’invenzione del padre (origine dell’archetipo biologico e dell’archetipo psichico);
volume II: Contratti firmati col sangue – Il sistema transgenerazionale della famiglia (struttura del modello psicogenealogico familiare);
volume III: Acqua e aria, madre e padre, maschile e femminile – I conflitti biologici come conflitti psicogenealogici (decodificazione psicogenealogica del sintomo).

VOLUME I
L’invenzione del padre

Il primo libro della trilogia dedicata al legame tra famiglia e malattia tratta della nascita di ciò che ci accomuna tutti: come si sono formati ed evoluti il nostro corpo e il nostro cervello – l’archetipo biologico – e come e quando è nata la nostra specificità di esseri pensanti e parlanti, quella che ci differenzia da ogni altra specie – l’archetipo psico-antropologico. La biologia fornisce le migliori risposte ai conflitti che viviamo in base alle soluzioni che ha repertoriato nel corso della sua lunga storia, così come fa la nostra componente psichica, che è però molto più recente ed è inoltre inficiata dalle trasmissioni familiari che si codificano nel corso delle generazioni. La nascita dell’umanità – l’invenzione della psiche – corrisponde alla nascita del padre “responsabile”: una figura completamente ignota alla natura, la quale conosce solo padri biologici che non si occupano dei figli né hanno legami stabili con la femmina.

Col padre nasce anche un rapporto tra uomo e donna che si sostituisce a quello tra maschile e femminile proprio della biologia: nasce la coppia monogamica – anche questa sconosciuta alla natura – e nasce anche la famiglia. Il figlio diventa l’esito di un triangolo edipico – non è più figlio della sola madre – e il maschile e il femminile acquisiscono così un significato in termini genealogici, oltre che archetipici. La successione delle generazioni si struttura in un modello che spesso offusca la grande risorsa costituita da ciò che ha fondato la stessa umanità e il suo successo evolutivo: la creatività, lo psichismo e la parola – vale a dire l’archetipo psichico. Questo diventa un anelito a cui ciascuno tende per la propria realizzazione e autenticità, impedite però dalla fedeltà inconscia al modello genealogico-familiare. Ciò innesca una lotta interiore che deve necessariamente trovare una soluzione: di ciò si incarica quella parte di noi che ha più storia e repertorio di soluzioni alle spalle, la biologia, che interviene con i suoi mezzi e secondo le sue proprie ragioni – come ha ben dimostrato la nuova medicina. La malattia è dunque il ricorso forzato alla biologia in carenza di archetipo psichico, a causa di una fedeltà inconscia al modello psicogenealogico trasmesso dalla famiglia.

Il libro compie inoltre una ricognizione sul fondamento della mitologia culturale, in quanto esito della scoperta della psiche e della sua strutturazione in archetipo. Per le prime culture era necessario proteggere al massimo questa invenzione, collegata alla funzione genitoriale del padre, in quanto aveva strappato l’essere umano all'animalità e costituito il suo successo evolutivo. Di qui origina il patriarcato e la denigrazione-sottomissione del femminile che caratterizza la quasi totalità dei miti fondatori e delle prime civiltà. Un’analisi della Genesi da questo punto di vista ne costituisce il perno, perché la Bibbia è forse l’esempio più significativo della necessità propria delle prime culture di trasmettere la nuova funzione paterna e di evitare la regressione all'istinto e all'animalità, sancito dal quinto versetto dei Dieci Comandamenti, là dove Dio padre si presenta e riassume ciò di cui tratta alla fin fine il Libro: gli errori dei padri si trasmettono su tre o quattro generazioni.

VOLUME II
Come ci condiziona il Modello Familiare
Il sistema transgenerazionale della famiglia

Ogni individuo è costruito dalla sua famiglia tramite linee di trasmissione che gli conferiscono un’appartenenza biologica, antropologica e genealogica al contempo. Biologia e antropologia sono archetipi collettivi che la genealogia fonde e spesso confonde con se stessa, originando un modello cui ciascun individuo deve attenersi a causa del debito di riconoscenza che lega ciascuno ai suoi genitori (perché ci creano e ci accudiscono, ci originano e ci portano a maturità). Questo modello offusca la grande risorsa costituita da ciò che ha fondato la stessa umanità e il suo successo evolutivo: la creatività, lo psichismo e la parola – vale a dire l’archetipo psichico – che diventa così un anelito a cui ciascuno tende per la propria realizzazione, che si scontra col modello psicogenealogico a cui tutti siamo inconsciamente fedeli.

Il secondo libro della trilogia dedicata al legame tra famiglia e malattia tratta del suo funzionamento come sistema che si consolida su un ciclo di tre o quattro generazioni, andando a originare quel modello di maschile e di femminile che impedisce la libera espressione dell’autenticità individuale. Si tratta di teoria e pratica sistemico-relazionale della famiglia dal punto di vista transgenerazionale, volta a evidenziare le leggi e i codici sui quali si strutturano le trasmissioni che costruiscono un individuo: i ruoli e i contratti di relazione che legano una generazione all'altra e a tutte le altre, il modello psicogenealogico cui ciascun individuo sempre si attiene, spesso a suo scapito. Partendo dall'analisi del sottosistema della fratellanza e definendo i ruoli di primogenito, secondogenito, terzogenito, ecc., mettendone in risalto i vincoli sistemici di appartenenza e l’identità proiettiva assegnata loro dai genitori, in base ai loro propri vincoli e proiezioni da parte dei loro propri genitori, che a loro volta li hanno ricevuti dai loro in un processo proiettivo che incede a ritroso fino ai nonni e ai bisnonni, il libro si costituisce come un vero e proprio trattato di psicologia sistemica relazionale transgenerazionale svolto su quattro generazioni, corredato e supportato da un ampio spettro di esempi derivati da circa vent’anni di lavoro pratico e clinico.

VOLUME III
Acqua e aria, madre e padre, maschile e femminile
I conflitti biologici come conflitti psicogenealogici

La vita nasce nell'acqua e si evolve nell'aria, oggi come milioni di anni fa. L’essere primordiale è passato dall'acqua degli oceani ancestrali alle terre emerse e all'aria, così come ancora oggi tutti passiamo dalle acque fetali della madre all'aria del padre. Nell'acqua la riproduzione avveniva per partenogenesi, ovvero per duplicazione cellulare; con l’approdo all'aria si origina invece la differenziazione sessuale in femminile e maschile. L’acqua conosceva solo la madre, dunque, mentre l’aria origina il padre. L’encefalo ha seguito una linea evolutiva parallela: nell'acqua e nel primissimo approdo all'aria il cervello era costituito dal tronco cerebrale e dal cervelletto: il paleoencefalo; con l’aria si sviluppano il midollo e la corteccia cerebrale: il neoencefalo

L’ontogenesi ricapitola la filogenesi: prima nasce il foglietto embrionale interno – l’endoderma – e poi quello esterno – l’ectoderma – con il foglietto medio tra i due: il mesoderma antico (collegato all’endoderma) e quello recente (collegato all’ectoderma). Il paleoncefalo controlla e innerva tutti gli organi derivati dall'endoderma e dal mesoderma antico; il neoencefalo quelli derivati dall'ectoderma e dal mesoderma recente. Se l’acqua conosceva solo il femminile e il paleoencefalo, l’aria sviluppa il neoencefalo e il maschile. Così tutti gli organi derivati dal foglietto embrionale interno e medio antico – apparato digerente-escretore, reni, gonadi, derma, pericardio, peritoneo, pleura, ecc., controllati dal paleoencefalo (tronco cerebrale e cervelletto) – sono di matrice acquatica e dunque femminile. Gli organi originati dal foglietto embrionale esterno e medio recente invece – ossa, muscoli, tendini, cartilagini, midollo osseo, sistema nervoso, epidermide, bronchi, dotti vari, coronarie, cuore, ecc., controllati dal neoencefalo (midollo e corteccia cerebrale) – sono di matrice aerea e quindi maschili. I primi sono “madre” e i secondi “padre”. Ogni problematica inerente questi organi si può dunque classificare come maschile o femminile.

Così i conflitti codificati da Hamer – boccone, autodifesa, autosvalutazione, territorio, separazione – che innescano quella soluzione biologica speciale sensata chiamata malattia, diventano in realtà i prodotti di un conflitto primario col femminile o col maschile, il quale li ingenera proprio in virtù della loro caratterizzazione di genere. Gli organi designati alla metabolizzazione di un conflitto, di conseguenza, non solo non sono casuali perché sono dotati di una matrice embrionale e di un’afferenza cerebrale specifiche, ma sono selezionati in virtù della loro pertinenza “acquatica” femminile o “aerea” maschile. L’ultimo libro della trilogia dedicata al legame tra famiglia e malattia tratta dell’archetipo biologico e dei suoi legami con il sistema familiare transgenealogico, il quale detta un codice preciso di regole cui attenersi per essere uomini e donne, maschi e femmine. Dopo aver specificato la matrice embrionale e le afferenze cerebrali dei singoli organi – così come la nuova medicina di Hamer ha evidenziato – il testo assegna ciascun organo e sintomo alla linea materna e paterna (maschile o femminile) di provenienza, andando così a fondersi con la psicogenealogia sistemica esposta nel libro precedente. Costituendosi nella seconda parte come un dizionario della malattia redatto alla luce della sistemica transgenerazionale della famiglia, all'interno del quale appaiono i conflitti biologici della nuova medicina e i quelli che li originano a livello familiare, il testo diventa anche uno strumento diagnostico fondamentale per capire che le ragioni dei nostri malesseri derivano sempre dal modello di maschile e di femminile che la famiglia ci consegna. Un modello che offusca quel fondamento archetipico che costituisce l’unico ed efficace orizzonte di senso per l’espressione della nostra autenticità, e dunque per la libertà di essere quello che davvero siamo: maschi e femmine finalmente liberi di essere uomini e donne.


Il gioco - Le leggi naturali governano il caso


Manfred Eigen, Premio Nobel per la chimica nel 1967, e la sua collaboratrice Ruthild Winkler hanno voluto con questo libro uscire allo scoperto, esponendo in una trattazione complessa ma comprensibile per ogni lettore veramente interessato una teoria molto audace, basata su ricerche e scoperte di Eigen stesso e di altri (come per esempio Thom e Prigogine) che in questi ultimi anni sono al centro dell’attenzione degli scienziati, anche se non sempre sono filtrate al di fuori della loro cerchia. Questa teoria ha come perno la nozione di gioco: e non già in una o più delle innumerevoli accezioni della parola, ma in tutte, con l’aggiunta di una ulteriore accezione che sottende tutte le altre: il gioco come struttura intelligibile emergente dal divenire caotico, quindi come fenomeno «che ha guidato fin dall'inizio il corso dell’Universo». Gioco, in questo libro, è dunque un «fenomeno naturale», non specificamente umano. I giochi che noi tutti giochiamo sono soltanto la schiuma variegata di un flutto immane di altri giochi, che reggono la natura stessa. Tutto questo apparirà subito affascinante a chiunque, ma con la stessa immediatezza chiunque si porrà la domanda: come sarà possibile tramutare questa bella immagine in osservazione scientifica? Ora, una delle qualità eminenti di questo libro è appunto la estrema concretezza, la sorprendente capacità di applicare la teoria agli ambiti più diversi, di mostrare il gioco in azione ai livelli più lontani della realtà. In queste pagine si troveranno contributi oggettivi altamente specifici, e insieme collegati a una sola teoria generale, nei seguenti campi: teoria dell’evoluzione, economia, demografia, termodinamica dei processi lontani dall'equilibrio, teoria dell’informazione, ecologia, fisica delle particelle elementari, linguistica, musicologia. Non solo: Eigen e Winkler accompagnano questa loro teoria del gioco, cosmica e avvolgente, con la presentazione di una serie di giochi che ciascun lettore potrà giocare: questi giochi permetteranno di constatare in qual senso fenomenologie parallele (la crescita, l’evoluzione, l’equilibrio, la struttura degli acidi nucleici, il codice genetico) sono la conseguenza di caso (cieco) e regole (intelligibili). Via via che si procede nella spirale di questo libro, apparirà in evidenza come la categoria gioco sia in grado di offrire un’analisi più ricca della natura rispetto alla più antiquata (e finora dominante) descrizione in termini di legge (sia pure probabilistica), in quanto riesce a dar conto dell’alternarsi di regolarità e casualità negli eventi – e si avvicina così all'antico sogno di una visione unificata della natura.
- Antonella CromoBologna -

Faccio sempre gli stessi errori

martedì 2 dicembre 2014

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L’uomo sbagliato, l’amico approfittatore, il lavoro che opprime: quando ci ricaschi non combattere ma guarda dentro di te: e se quegli errori li cercassi tu?


Se un problema si ripresenta come una costante nella nostra vita, è inutile lamentarsi e prendersela con la sfortuna o con il destino cinico e baro. Anzi, la cosa migliore è agire in senso contrario ribaltando la prospettiva: siamo proprio noi, inconsapevolmente, a cercare quel problema! Possibile? Si, perché la nostra anima ci orienta sempre verso la direzione in cui è nascosta la nostra vera identità e solo incontrandola possiamo utilizzare tutte le energie interiori che fino ad oggi non abbiamo sfruttato e realizzare noi stessi. Se dunque la nostra identità si cela proprio in quello sbaglio, è lì che l’anima, inesorabilmente ci porta, fino a che non apriamo bene gli occhi… “Quando potrò finalmente essere felice?” ripetono molte persone, rinviando all'infinito il benessere. 

Se ritorna…non è per caso!
Le persone convinte di non poter essere felici fino a quando non avranno risolto “il loro problema” incontreranno continuamente casi simili, cercando “di chi è la colpa” e innescando così conflitti interminabili che avvelenano l’esistenza. Il grande psicanalista James Hillman diceva: “In un certo senso desideriamo i nostri problemi, ne siamo innamorati nella stessa misura in cui vorremmo liberarcene”. Impossibile? Eppure proprio quando sembra che le cose vadano meglio, capita che siamo proprio noi ad “andarcela a cercare”, ed ecco la ricaduta. Uno dei casi più evidenti è quello delle coppie in cui ci si lascia e ci si riprende a ripetizione: “Basta, non ce la faccio più! Lo lascio!”. Passa una settimana ed ecco la telefonata riparatrice . “So che non cambierà mai, che mi farà soffrire. Ma senza di lui non riesco a stare”. Da una parte vorresti liberartene perché ti fa soffrire, ma nello stesso tempo non puoi farne a meno, e appena si allontana lo insegui. Ma perché allora rincorriamo i problemi? La risposta è importante: perché l’anima sa che proprio lì si nasconde qualcosa di essenziale per la nostra esistenza, sa che quel problema racchiude una parte di noi che ha bisogno di essere conosciuta, che magari facciamo fatica ad accettare. Si tratta di una componente fondamentale del tuo carattere con cui hai un conflitto che chiede di essere accolta e ascoltata. Preme da dentro e orienta la vita, mandandoti continuamente in direzioni che ti appartengono, anche se ti fanno soffrire.

Dare voce al proprio sè
Numerose testimonianze di persone che soffrivano affermano che dopo aver riconosciuto “il vero nucleo del problema” che non era altro che interno a se stesse, hanno preso maggior consapevolezza di sé: “ Da quando ho capito che in amore voglio essere io quella che dipende - racconta Viola - ho smesso di cadere come una stupida tra le braccia di uomini che poi si approfittavano di me e della mia buona posizione economica. Ora so distinguere l’uomo…da un parassita!”. Quel che Viola ha compreso è che la persona con la quale il “problema ricorrente” si presenta in realtà non c’entra per niente con quel problema; la lotta è tutta fra te e un lato della tua personalità che neghi ma che ti appartiene e tu “usi” l’altra persona per mettere “in scena” il tuo conflitto! Se tutto questo è vero, vuol dire che gli ostacoli sono preziosi, che ne hai bisogno e che sei proprio tu a cercarli perché lì si celano quelle energie e capacità che aspettano solo di essere scoperte e sviluppate.

L'olio vegetale per massaggiare il bambino

martedì 18 novembre 2014

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La sostanza più adeguata che si possa usare per massaggiare il bambino è un olio vegetale (derivante semi, frutti, noccioli, erbe), spremuto a freddo, senza profumazioni. Gli olii spremuti a freddo conservano infatti le loro proprietà benefiche (mantenendo alti livelli di vitamine e calcio che andrebbero invece perdendosi con una spremitura a caldo); cerchiamo di capire perché.

La spremitura a freddo è un metodo meccanico per estrarre olii vegetali senza trattamenti chimici e senza scaldare il frutto o l’olio che da esso si trae; è quindi un metodo che garantisce la qualità del prodotto. Mano a mano che si innalza la temperatura, invece, si verifica un peggioramento delle caratteristiche chimiche dell’olio prodotto, degradandolo e facendone perdere le qualità specifiche.

Gli olii spremuti a freddo nutrono profondamente la pelle senza coprire i pori e lasciandola quindi traspirare. Inoltre, quando sono senza l’aggiunta di profumazione, sono commestibili e ben tollerati dall'intestino e dalla pelle: questo significa non vi è nessun problema anche se il bambino, durante il massaggio, si mette in bocca una manina o ciuccia quella della mamma. Inoltre questi olii non coprono l’odore specifico della mamma o del papà, facilitando il riconoscimento nel bebè.

L’unica attenzione da porre è che, essendo vegetali e senza conservanti, questi olii irrancidiscono più velocemente rispetto a quelli minerali e contenenti petrolati: è perciò consigliabile conservarli in luogo fresco e buio.


L’olio più consigliato per il massaggio infantile è quello di mandorle dolci, un olio ideale per tutti i tipi di pelle, anche le più sensibili, grazie alla sua azione lenitiva e sedativa che lo rende molto ben tollerato dalla cute; è un olio viscoso che si assorbe lentamente ed è ideale anche in caso di eczemi o psoriasi. È comunque possibile spaziare e sperimentare diversi olii a seconda delle necessità e dei periodi dell’anno, per esempio:

· l’olio di avocado è elasticizzante e idratante, è ideale per la pelle molto secca, non unge e si irrancidisce meno rapidamente dell’olio di mandorle dolci

· l’olio di nocciolo di albicocca, molto simile all’olio di mandorle dolci, ha un profumo più fruttato, è adattissimo alla cura della pelle e contiene molte vitamine, anche se è facilmente deperibile

· l’olio di jojoba ha la consistenza della cera, è molto idratante e non lascia tracce d’unto, è inoltre inodore e si conserva a lungo

· l’olio di germe di grano è ricco di vitamina E e protegge la pelle dalle aggressioni esterne, ha però un odore molto forte

· l’olio di sesamo ha un’azione riscaldante e disintossicante, favorisce la circolazione e viene usato molto nella tradizione ayurvedica

· l’olio di cocco è solido a temperatura ambiente, è inodore, fortemente idratante e molto rinfrescante.

Potete provare le differenti proprietà dei vari olii su di voi e con i vostri bimbi, scegliendo insieme quello che vi piace di più e cogliendo l’occasione per farvi un bel massaggio! Buon massaggio a tutti!

Dieci alimenti "ferrosi"

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Quali sono gli alimenti più ricchi di ferro? E’ molto importante esserne consapevoli, per non far mancare al nostro organismo questo importante minerale. Il ferro viene assorbito attraverso la parete dello stomaco, entra nel sangue, si posiziona sull’emoglobina dei globuli rossi e poi da qui viene trasportato in tutte le cellule. I problemi derivanti dalla carenza di ferro sono molti. Infatti, se non ne assorbiamo abbastanza, le cellule non possono essere ossigenate in maniera adeguata, si infiammano e possono anche morire. Scopriamo quali sono gli alimenti che più possono aiutarci, garantendoci il giusto apporto di ferro, per evitare l’anemia.


ll fegato di manzo contiene molte proteine, una piccola frazione di carboidrati e delle dosi eccellenti di sali minerali e vitamine. E’ un prodotto dalle alte concentrazioni nutrizionali, che riesce a garantire un certo equilibrio tra i macronutrienti energetici. L’unico problema consiste nel fatto che è molto ricco di colesterolo.

Le cozze possiedono un buon contenuto di proteine ad alto valore biologico. La loro concentrazione di colesterolo è piuttosto elevata. Assicurano un apporto di acidi grassi moderato e hanno delle modeste concentrazioni di carboidrati. Non mancano i sali minerali, fra i quali è particolarmente abbondante il sodio.

I semi di zucca da mangiare sono quelli al naturale, non tostati e non salati. Sono perfetti per uno snack nutriente e veloce oppure possono essere aggiunti alle insalate. Se vengono macinati, possono essere anche consumati insieme alle verdure, ai cereali o ai legumi.

Le uova sono ricche di ferro, fosforo e calcio, sali minerali che si trovano soprattutto nel tuorlo. Ben rappresentata è la categoria delle vitamine, in particolare quelle del gruppo B. Nel tuorlo si ha un’alta concentrazione di carotenoidi. Inoltre le uova contengono la vitamina D, fondamentale per la crescita e la salute delle ossa.

I pistacchi, come tutta la frutta secca, sono capaci di favorire l’abbassamento del colesterolo nel sangue, riducendo il rischio delle malattie cardiovascolari. Questi vegetali sono ricchi di vitamina A, di ferro e di fosforo e costituiscono un cibo molto indicato come ricostituente del sistema nervoso. Attraverso i pistacchi l’organismo è in grado di rafforzare le difese nei confronti dell’azione dei radicali liberi.

La carne di cavallo, che dal punto di vista nutrizionale, si distingue per la sua magrezza. E’ consigliata agli sportivi, ai bambini in crescita, alle donne in gravidanza. Il ferro contenuto nella carne di cavallo risulta altamente bio-disponibile e può essere assorbito in percentuale maggiore rispetto a quello contenuto nei vegetali.

I legumi offrono incredibili benefici alla salute: possono abbassare il livello di colesterolo e riducono il rischio di diversi tipi di tumori. Specialmente se consumati insieme ai cereali, riescono a fornire all’organismo delle proteine complete, costituite da aminoacidi essenziali. Inoltre apportano all'organismo molte fibre, che costituiscono un ottimo rimedio contro la stitichezza. I legumi, introdotti nell’alimentazione, sono anche utili per dimagrire.

Il cioccolato fondente ha potere antiossidante, perché contiene concentrazioni elevate di composti polifenolici. Inoltre è ricco di minerali, soprattutto di ferro, di magnesio e di potassio, ha molti effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio e svolge una vera e propria azione antidepressiva. Ecco altri motivi per mangiare cioccolato.

L’amaranto è in natura privo di glutine, presenta un profilo completo per quanto riguarda il contenuto di aminoacidi, è ricco di calcio e contiene elevate quantità, oltre che di ferro, anche di fosforo e di magnesio. Molto elevato anche il suo contenuto di fibra. Può essere considerato un alimento altamente digeribile.

L’avena è un ottimo alimento lassativo. La sua assunzione viene consigliata soprattutto nei casi di depressione e di debilitazione, di insonnia e di nervosismo. Grazie alla presenza di molte vitamine del gruppo B e di sali minerali, può essere considerato un alimento energizzante, consigliato anche per chi è in convalescenza.

Topinanbur, una panacea per bile e fegato

giovedì 13 novembre 2014

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Questa gustosa radice, ottima cruda o cotta, è ricca di silicio e ripara i tessuti epatici; ma il topinambour rinnova anche midollo, pelle e capelli… Novembre è il mese ideale per gustare il topinambur,una radice bulbosa perenne che da qualche decennio gode del giusto riconoscimento, non solo in cucina ma anche nell'alimentazione naturale. Grazie al suo sapore particolare (è simile al carciofo) e alla sua peculiare consistenza, si adatta infatti a varie preparazioni: dal purè al pinzimonio, dal flan alle vellutate.


Oggi, però, è stato anche appurato che la radice di topinambur è un vero e proprio concentrato di elementi nutritivi indispensabili al buon funzionamento del nostro organismo soprattutto durante la stagione fredda. 

Combatte l’astenia ma non ingrassa

Il topinambur è un alimento molto energetico, ricco di vitamina A e C e di albumine, indicato per chi è stanco, spossato o appesantito da un’alimentazione troppo raffinata e calorica. In particolare è un toccasana per le persone inappetenti, asteniche, e per chi segue un regime alimentare leggero ed energetico, con problematiche digestive ed epatiche. Ha pochissime calorie (solo 30 kcal per 100 g di prodotto), quindi è consigliato nelle diete: sazia, dà energia e non ingrassa.

Il topinambur è anche un buon integratore alimentare per le donne che hanno appena partorito perché apporta sostanze che favoriscono l’allattamento. A differenza della patata è un ortaggio adatto anche ai diabetici perché non contiene amido ma inulina (come il carciofo e la cicoria), un carboidrato che quando viene digerito non sviluppa glucosio.

Buon disinfettante intestinale, è indicato anche in caso di stipsi e di digestione difficile.

Il topinambur è più facilmente digeribile e tollerato rispetto alla patata (sebbene sia molto simile nella sua composizione), in quando non appartiene alla famiglia delle Solanacee (come invece patata, peperone, melanzana e pomodoro, tutte piante che contengono solanina, una sostanza che può favorire stati infiammatori).

Disintossica l’apparato digerente

La vera novità emersa dagli ultimi studi di settore è che il topinambur è un alimento che possiede una potente azione disintossicante sul fegato. Ciò dipende dal fatto che è molto ricco di silicio (8%), una sostanza che ha un ruolo fondamentale nei processi di disintossicazione dell’organismo perché elimina i residui tossici. Il silicio è anche un potente rimineralizzante del tessuto connettivo e protegge la salute di capelli e unghie; se questi sono fragili significa che l’organismo richiede un apporto maggiore di silicio. Se non si rimedia a questa carenza potrebbe poi seguire una demineralizzazione ossea. Il silicio inoltre favorisce l’assimilazione del fosforo. Ottimo preso in gravidanza e negli stati in cui c’è carenza di questi elementi. Anche nei casi di aterosclerosi il silicio rende le arterie più elastiche e favorisce un’azione preventiva nei confronti dei disturbi del sistema circolatorio.
- from: Riza -